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RX E RISONANZA NEL MAL DI SCHIENA, DARE IL GIUSTO PESO.

Quante volte in seguito a dolore la prima cosa che ti è venuta in mente è stata: vado dal medico e mi faccio prescrivere una lastra o anche sono andato dal medico e non mi ha voluto prescrivere una risonanza?

E’ importante sapere che le risposte del tuo dolore non stanno tutte su un CD e che se questi esami non sono fatti con cognizione di causa potrebbero essere addirittura inutili. Soprattutto se decidi di perseverare nel continuare a fare indagini e conoscendo la diagnosi…. non agisci per prenderti cura della tua salute.

Continua a leggere l’articolo per scoprire perché è necessario sapere se e quando un’indagine diagnostica può essere indicata.

Nella mia esperienza ormai quasi trentennale di fisioterapista ho potuto osservare il comportamento delle persone rispetto al dolore alla colonna. La cosa che viene più spontanea è andare dal medico e farsi prescrivere un RX. Alcuni pazienti arrivano con una cartella di indagini strumentali anche abbastanza datate, che hanno l’unico effetto di rinforzare la loro idea del perchè hanno il dolore. Ho il dolore perchè ho l’ernia, l’artrosi ecc. Quando si inizia a fare domande e si chiede che cosa hanno fatto nel frattempo per cambiarlo, scopri che non hanno fatto niente se non assumere farmaci e una dose X di radiazioni. Questa abitudine era molto accentuata soprattutto quando la gratuità delle prestazioni ne rendeva fruibile l’accesso più spesso.

EFFETTIVAMENTE, QUANTO SONO UTILI UNA RISONANZA MAGNETICA O UN RX? 

Nella maggior parte dei casi le linee guida in  letteratura scientifica suggeriscono che non solo non è indicato per un inutile aumento della spesa pubblica ma anche  che il paziente possa, grazie al referto radiologico, attribuire  la causa del suo mal di schiena all’alterazione anatomica. Infatti la presenza di artrosi, protrusioni ed ernia del disco sono elementi facilmente riscontrabili in pazienti che abbiano superato i 40-50 anni di età. È utile effettuare gli esami diagnostici solo se prescritti dal medico, dopo un’attenta valutazione clinica e soprattutto correlarli  all’ascolto attivo dei sintomi dalla persona. Diventano invece importanti per esempio dopo un trauma, nei pazienti in cui l’osteoporosi è importante e sia  insorto un dolore improvviso. Sono utili a seconda del trattamento che il fisioterapista deciderà impostare, essendoci dei fattori di rischio per le manovre di terapia manuale, sarà egli stesso a consigliarvi di rivolgervi al medico per valutare l’eventualità di ulteriori indagini radiografiche, per escludere per esempio la presenza di alterazioni anatomiche congenite che possono controindicare alcuni trattamenti. Lo scopo delle indagini diventa garantire la sicurezza del trattamento per il paziente.

Affidarsi ad un fisioterapista esperto in terapia manuale sarà il primo passo per smettere di perseverare nella diagnostica per immagini ed iniziare ad fare qualcosa per migliorare i propri fastidi. Quando vi rivolgerete a lui in prima battuta, sarà in grado di  delegare nel caso il vostro problema non sia di sua pertinenza.
Per questo sarà necessaria un’attenta valutazione che si divide in tre fasi.
ASCOLTO
La prima seduta di valutazione prevede l‘osservazione dell’insieme della persona,  ci si  concentra sui sintomi descritti con una modalità specifica. Per far questo sarà opportuno fare una serie di domande  inerenti al sintomo principale, da quanto tempo il sintomo è presente, in che zona e come è distribuito Il dolore, se  si presenta di più al mattino o alla sera,  si manifesta di giorno o di notte, col caldo col freddo. Si  chiede qual è l’attività lavorativa, quali i suoi hobby e lo sport preferito per valutare i fattori predisponenti.  In un gestionale, nella parte relativa alla cartella clinica, vengono raccolti tutti questi elementi  che sono la base per orientare il fisioterapista verso i test da somministrare  nel singolo caso. Anche le foto risultano utili per valutare eventuali disfunzioni posturali predisponenti.
Si terrà conto di eventuale diagnosi medica, degli esami strumentali eventualmente già in possesso della persona. Questi elementi nell’insieme contribuiranno a completare il quadro.
              
Il gestionale in oggetto è ORTHO TP di Angelo Vannella
TEST
I test da somministrare sono diversi e servono per orientare il trattamento, la presa in carico o meno del paziente. Infatti non è scontata la presenza di bandiere rosse che indirizzeranno immediatamente una persona ad una valutazione medica per eventuali approfondimenti. Dal  dolore Infatti  ci si aspettano precise risposte, un dolore che si presenta in maniera anomala potrebbe essere un campanello d’allarme  che  potrebbe far richiedere ulteriori approfondimenti. In terapia manuale esistono diversi test per evocare o far diminuire il dolore e servono per confermare o confutare l’ipotesi terapeutica.
Dal punto di vista posturale,  sarà invece utile andare a valutare cosa fra occhio, piedi, articolazione temporo-mandibolare e pelle, intesi come recettori posturali, stanno incidendo sull’atteggiamento posturale della persona per stabilire  dove porre il nostro Focus e ottenere benefici del trattamento.  Dopo la seduta è importante ritestare il tutto e valutare il cambiamento del sintomo e dell’intensità del dolore.
A questo scopo viene utilizzata una scala VAS  del dolore. Il paziente viene invitato ad assegnare al dolore un valore da 1 a 10. Verrà valutato se il dolore cala o aumenta dopo o durante il test e il suo andamento durante il percorso terapeutico.
RE-TEST 
In presenza di mal di schiena il test può diventare anche il trattamento. Stabilire una direzione del Movimento terapeutico e farlo eseguire al paziente,  conferma o cambia  l’ipotesi di trattamento. Il re-test può essere applicato ad un articolazione, ad un muscolo, ai nervi.
Proponiamo percorsi dove ogni seduta prevede valutazione, test, re-test.
La nostra filosofia in ciò che proponiamo è: pianta il palo e vedi l’ombra. Il paziente viene portato alla consapevolezza del cambiamento e volta per volta ci autorizza a procedere. Capita che  non sempre le risposte siano eclatanti, per questo si valutano altre possibilità fino ad arrivare alla soluzione. Un dolore che non cambia  o non segue  i meccanismi classici del dolore potrebbe portare il fisioterapista indirizzare  il paziente  dal medico, per ricercare una causa non legata a natura muscolo scheletrica.
Quello che vi invitiamo a fare, in presenza di mal di schiena, è evitare di continuare a fare inutili indagini radiografiche e prendervi cura dei segnali che il corpo invia. Il beneficio che ne trarrete sarà che  trattamento sarà in direzione  della prevenzione ed in questo sicuramente più gestibile in minor tempo e con meno sedute.
Vi aspettiamo in Studio per la Vostra valutazione.
          Per approfondimenti visita il sito
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COME OTTENERE BENEFICI MIGLIORANDO LA RESPIRAZIONE

COME OTTENERE BENEFICI MIGLIORANDO LA RESPIRAZIONE

Quanto è importante respirare bene?

Considerato che se ti manca il RESPIRO è finita e che il respiro consapevole è la base per stare meglio, ti invito a continuare la lettura dell’articolo.

Ti suggerirò strategie semplici ed efficaci per entrare in contatto col tuo respiro e con la tua miglior versione di te.

 

Se nella tua vita hai provato emozioni forti, come ad esempio la paura, ti sarai accorto di quanto sia difficile respirare e di come il respiro si concentri sulla parte alta della gabbia toracica ed addirittura sul collo. E’ questa una situazione in cui i muscoli deputati al movimento del collo, aiutano a respirare e, caricandosi di un lavoro che dovrebbe essere straordinario, si accorciano.

Chi è asmatico o ansioso conosce bene questa situazione ed osservando questa zona, anteriormente, è possibile notare delle rigidità muscolari importanti che possono addirittura cambiare la posizione della clavicola e del rachide cervicale.

Se la nostra vita è dominata da emozioni non piacevoli possiamo porci come obbiettivo l’imparare ad usare il corpo e il respiro per cambiare le emozioni. Con il corpo, e in questo caso con il respiro, possiamo cambiare la qualità della nostra vita adottando dei semplici accorgimenti che incideranno positivamente sulle nostre emozioni. Ecco di seguito alcuni suggerimenti ed esercizi.

Il respiro accomuna tutti, sportivi, atleti, operatori sanitari, ma in quanti conosciamo i suoi reali benefici e sappiamo utilizzarli?

 

Le emozioni che stiamo vivendo da più di un anno, hanno innalzato i livelli di stress e la paura dell’ignoto, del virus, ci hanno portato ad utilizzare in maniera meno fisiologica il nostro respiro, diventato sempre più superficiale. Questo si traduce in una abbattimento delle perfomance sia a livello fisico che della vita privata e nel quotidiano in generale.

Respirare bene è alla base della vita, non è qualcosa che riguarda solo lo sportivo, ma se fatto bene ci porta ad essere più produttivi e a migliorare il rapporto con se stessi aumentando la consapevolezza, l’auto ascolto, la lucidità mentale e la concentrazione.

Una corretta respirazione migliora la nostra salute a 360 gradi regalando ossigenazione ai tessuti, migliorando il metabolismo cellulare.

Migliora la postura, la digestione.

Cambia il mindset, la capacità di gestire le emozioni negative e lo stress migliorando la performance e i risultati.

Possiamo, attraverso il respiro, attivarci o rilassarci a piacimento.

Per farlo è necessario imparare e praticare, abbiamo già gli strumenti, in dotazione fisiologica di base, nel nostro corpo.

In questo periodo in particolare, siamo costretti a tenere per tante ore la mascherina, togliamo qualità all’aria che respiriamo, limitiamo la visione oculare, stimoliamo le parafunzioni della mandibola. Limitiamoci ad usarla quando strettamente necessario e non se da soli in macchina o a fare una passeggiata in riva al mare.

RESPIRARE CONSAPEVOLMENTE

Il respiro guida lo stato emotivo, per questo il diaframma, principale muscolo respiratorio, deve funzionare bene e sfruttare tutta la sua capacità ventilatoria, per aumentare il volume della gabbia toracica, aumentando in questo modo la capacità polmonare. Respirare di diaframma tende a calmare il Sistema Nervoso. Le tecniche di meditazione ci insegnano questo partendo proprio dal respiro.

Come fare a capire se si respira con il diaframma? E’ necessario poggiare le mani sotto le ultime coste, ci si assicura che il petto rimanga immobile, la pancia non deve fuoriuscire troppo, le coste devono allargarsi sia lateralmente che in antero-posteriore, in modo che la voce possa fluire liberamente se dovessimo pronunciare una frase.

I BENEFICI DI UNA CORRETTA RESPIRAZIONE

I benefici dati da una buona respirazione sono trasversali, grande parte delle persone non ne è consapevole.

Il benessere psicofisico è basato su corretto utilizzo del diaframma che consente di attivare al meglio il sistema linfatico.

La respirazione è il mezzo primario attraverso cui espelliamo le tossine. Ben i ¾ delle tossine che espelliamo nelle 24 ore dal nostro corpo escono attraverso il respiro.

Le persone, in generale, respirano in maniera superficiale utilizzando solo la parte alta del torace.

Se, per esempio, si contrae l’addome e si prova a respirare contemporaneamente, si può notare che l’aria fa fatica ad entrare. Quando siamo sotto stress succede proprio questo, senza accorgersene, la respirazione diventa superficiale e i polmoni non si riempiono bene, la quantità di tossine eliminate diventa inferiore.

Tutto questo si traduce in un abbassamento delle difese immunitarie, che porta più facilmente a sviluppare malattie, e quando la situazione si fa cronica, ad una mente meno attenta e presente perché non arriva abbastanza ossigeno al cervello. Il respiro è una vera e propria medicina.

Il 70% degli scarti che produciamo viene eliminato con la respirazione, il restante con feci, urine e sudorazione, questo per sottolineare il ruolo detox che ha la respirazione.

Ogni atto respiratorio ha un costo energetico e metabolico, con una corretta ventilazione se solo riuscissimo a risparmiare un atto respiratorio al minuto, diminuiremo più di 1000 atti respiratori ogni giorno. Un grandissimo risparmio energetico per il nostro corpo.

Oggi la scienza finalmente dice di imparare la respirazione consapevole che ci porta a gestire il focus, l’attenzione e ci aiuta a gestire lo stress.

Anche il mal di schiena, il dolore cervicale, la gastrite, sono collegati a un’alterazione della dinamica diaframmatica.

 

 

Noi siamo come respiriamo, basta osservare come respira una persona per rendersi conto del suo stato emotivo. L’apnea, una frequenza elevata degli atti respiratori, un respiro nella parte alta della gabbia toracica, portano a tutta una serie di problematiche correlate. Per questo si rende necessario prendere consapevolezza che respirare è si una cosa semplice e automatica, ma spesso non è corretta.

E’ basilare avere la lucidità di saper gestire il proprio stato respiratorio e riuscire a portarlo nella quotidianità rendendolo un abitudine.

 

 

PREPARIAMOCI INSIEME A FARE ALCUNE ESPERIENZE UTILIZZANDO IL RESPIRO.

RESPIRARE COL DIAFRAMMA.

L’obbiettivo è percepire e capire, posizionando una mano sul torace e una sull’addome, a livello dell’ombelico, la nostra modalità di respirazione. Lo facciamo in piedi.

Torniamo ad imparare a respirare come i bambini, con l’addome, di pancia, addominale. Quando nasciamo la nostra respirazione è di tipo addominale, chi ha un bimbo piccolo può osservarlo facilmente, muove molto il pancino. Poi con l’età, vicino al primo picco pediatrico, questa capacità viene persa. Entrano in gioco i meccanismi di scoperta dello stress, della scuola, l’alimentazione, sedentarietà e la respirazione si sposta verso l’alto. La respirazione toracica è legata al sistema di attivazione simpatica, attivando la respirazione addominale attiviamo il sistema parasimpatico, questo ci porta ad un miglioramento della vita a 360 gradi. Sotto tantissimi aspetti.

La respirazione toracica è quella che riempie in alto a livello sternale e toracico alto. La respirazione diaframmatica invece è quella che riempie la pancia e la spinge in fuori. L’aria riempie i polmoni fino in fondo e fa uscire l’addome.

Attenzione, nel respiro profondo, a non portare solo l’aria in alto, ma bypassare il torace lasciandolo fermo e mandando l’aria verso l’addome. Normalmente, per stile di vita tendiamo ad avere respirazione alta.

Immaginare di riempire una caraffa quando inspiriamo e quando la svuotiamo, facciamolo in senso opposto, dal basso verso l’alto. Potreste sentire la parte bassa bloccata, rigida e questo succede perché la maggior parte delle persone non sa respirare.

La sensazione di sentir girar la testa è normale perché quando si va a lavorare sul diaframma, che è il muscolo principale della respirazione, si innescano una serie di meccanismi per cui si possono manifestare rossore, calore, formicolio, gira la testa, tutta una serie di situazioni innescate dall’ossigeno che aumenta nel circolo e questo può darvi l’idea di quanto normalmente respiriate male.

 

 

Molto importante è associare sempre al ritmo respiratorio anche una visualizzazione. Immaginare il percorso dell’aria che entra e che esce per poi riuscire a portare questo atteggiamento ad un abitudine, a qualcosa che diventa parte di noi, di consolidato per riuscire a gestire meglio gli stati emotivi, la vita di tutti i giorni e quello che ci capita. Essere padroni del proprio respiro, farlo tuo in modo da avere un controllo della situazione, automatizzato dall’allenamento.

 

 

 

 

 

 

GESTIONE DELL’ANSIA E DELLO STRESS TRAMITE LA RESPIRAZIONE

Possiamo fare questo esercizio quando sentiamo che in seguito a questi due fattori, il nostro battito si fa più accelerato

Prendete al polso o alla carotide, come siete più comodi, il battito cardiaco.

In un minuto di massima concentrazione, utilizzate il cuore come metronomo, il battito del cuore diventa un conta tempo.

Inspirate attraverso il naso contando tre battiti cardiaci ed espirate attraverso la bocca contando sei battiti. Portiamo per un minuto grande focus al respiro. Espirate quindi più lentamente.

In un minuto, ci possiamo rendere conto che la frequenza cardiaca si è ridotta e a molti di voi è bastato un minuto per sentire di meno il battito e quindi abbiamo dovuto premere un po’ di più per sentirlo.

Cosa significa questo? Basta un minuto per ridurre la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, andando a lavorare positivamente sui segni classici dell’ansia, dello stress. Le persone allenate a modulare il respiro entrano in pochi secondi nel mindset, in quello stato di rilassamento.

All’avvicinarsi delle ore notturne possiamo sfruttare questo meccanismo per farci arrivare al sonno più tranquilli e rilassati. Questa abitudine porta anche a potenziare le connessioni mentali e ci rende più lucidi, concentrati, tranquilli.

RESPIRAZIONE A QUATTRO TEMPI

E’ una tecnica molto utile utilizzata anche dai militari in condizioni di stress, chiamata respirazione a quattro tempi o al quadrato, il tactical breathing, è una respirazione dove si rimane focalizzati su un compito riuscendo a mantenere molto contenuta la frequenza cardiaca.

Prendiamo un quadrato, il cui lato non è espresso in cm ma in secondi, l’ideale è circa 4 sec per ogni lato, e andiamo a lavorare su una respirazione diaframmatica. La fase di inspirazione avrà la durata di quattro secondi, seguirà una fase di apnea, una di espirazione, infine una fase di apnea il tutto per 4 secondi. Questo modulo respiratorio è considerato uno schema che ci permette di rimanere focalizzati, concentrati, sul pezzo senza andare in rilassamento.

RESPIRAZIONE E SPORT

Al contrario, il rilassamento pregara degli atleti non è funzionale, soprattutto in determinate discipline in cui devi essere rilassato ma al tempo stesso molto pronto all’azione e focalizzato.

Il tipo di respirazione cambia in modo da essere funzionale alla prestazione. Possiamo sfruttare a questo scopo il dialogo interno, utilizzare per esempio una frase motivante. In questo modo induciamo la frequenza cardiaca a rallentare, a consumare meno ossigeno, avere una pressione arteriosa controllata, a mantenersi mentalmente accesi ma con un pedale sul folle, pronti sullo stacco.

Nella vita di tutti i giorni, facciamo dei lavori in cui non siamo impegnati fisicamente ma mentalmente il nostro motore continua a bruciare, così da arrivare a fine giornata dove non si fatto niente di fisico ma ci si sente stanchi e mentalmente a pezzi. Il fatto di riuscire a coordinare degli stati di recupero e di respiro, è basilare per essere performanti. E’ quindi importante riuscire a trovare il momento di recupero mentale per poi ripartire. E il respiro ci permette di fare questo. L’isolarsi in condizioni difficili, giostrarsi e sapersi focalizzare è fondamentale, poiché ogni processo funzionale è legato al respiro.

COME FARE L’ESERCIZIO.

Fare due respirazioni ampie e poi partire, controllando la postura, le spalle sono rilassate inspiro 4, pausa 4, espiro 4, trattengo 4 battiti. Ripetere il ciclo e nella fase finale in cui trattengo mi dico una frase: sto bene. Apnea, trattengo, frase. Inspiro, trattengo, espiro, trattengo: sto bene, sono rilassato, mi dico la frase.

Invertiamo. Inspiro, trattengo frase, ci sono, espiro, trattengo. Di nuovo per 4 volte e dopo apro gli occhi. Se sei molto concentrato sfrutti l’espirazione per indurti pacatezza e tranquillità, sfrutti l’inspirazione per cercare concentrazione, seguire questo ritmo ti fa stare sul pezzo, sei collegato, focus sull’obbiettivo e ripeti il mantra. Questa è una modalità molto utile. Ogni cosa fatta con la respirazione porta a degli adattamenti, sudo, ho caldo, gira la testa, è assolutamente normale.

RESPIRAZIONE E DOLORI ARTICOLARI

Per chi ha problemi alle spalle o muscolari in generale, un esercizio molto bello è, associare contrazione e decontrazione con la respirazione.

Se si hanno spalle rigide, durante l’inspirazione, irrigidiamole ancora di più 5 secondi e durante l’espirazione lasciamo andare 10 secondi. Possiamo applicare questo esercizio a diversi distretti corporei.

Anche se ci si sente tesi prima di una conferenza di uno speech, di un incontro importante, provate a contrarre e decontrarre i muscoli e preparatevi in questo modo.

INOLTRE…

Avere una buona respirazione accelera il metabolismo e aiuta nelle diete.

Nella fame emotiva può aiutare perché la respirazione è alla base degli stati emotivi. Già avere consapevolezza del respiro significa essere padroni della propria mente. Se poi associamo al respiro anche delle strategie mentali se diventa una macchina da guerra.

Le nostre cellule risentono dell’aria che respiriamo, quindi fare delle pause, inserire la respirazione consapevole, mettersi all’aria aperta per non risentire dell’aria chiusa degli uffici. Prendersi delle pause dalla ffp2. Queste abitudini salutari ci consentono di mantenere una corretta igiene respiratoria e avere benefici ad ampio spettro.

Quanto si può stare senza respirare? L’ossigeno è il nutrimento principale delle cellule, la mancanza di ossigeno è la causa principale per cui le cellule non si duplicano più nel modo giusto, la mancanza di ossigeno è molto tossica per le cellule. La respirazione attiva il metabolismo e il sistema linfatico, il sistema linfatico tramite la linfa porta il nutrimento alle cellule, le cellule sono elemento fondamentale del nostro corpo. La nostra salute è in diretta proporzione alla qualità delle nostre cellule.

In conclusione, quello che vi invito a fare , è ascoltare il vostro modo di respirare, fare una valutazione presso il nostro centro in modo da poter imparare a gestire in maniera corretta la vostra respirazione.

Infatti, spesso da soli non è possibile capire come fare per avere una respirazione performante per via dei blocchi diaframmatici che non siete nemmeno consapevoli di avere e questi vengono affrontati con un trattamento fisioterapico specifico.

Il beneficio che ne trarrete sarà a 360 gradi, a livello muscolo scheletrico infatti il diaframma è al centro di tutte le catene muscolari e per questo può limitare il movimento del collo, della schiena, delle spalle. Inoltre un corretto funzionamento diaframmatico esegue un vero e proprio massaggio a livello addominale, laddove, oltre all’intestino, si trovano i grossi vasi del sistema linfatico. Per questo il beneficio sarà anche nel miglioramento delle difese immunitarie e del transito intestinale.

 

Vi aspettiamo nel nostro centro per lavorare insieme sul vostro respiro.

IL DOLORE DORSALE

 

IL DOLORE DORSALE

Vi sarà capitato di soffrire alla schiena con sintomi localizzati in regione dorsale, tra le scapole oppure solo su un lato della colonna. Continuando a leggere questo articolo, analizzeremo nello specifico sintomi e modalità con cui il dolore si manifesta, dove si manifesta, quali sono le cause principali e le soluzioni che si possono adottare per controllare e prevenire il dolore dorsale.

 Qualche cenno di anatomia.

La caratteristica del rachide dorsale è la presenza di una cifosi.

Quando nasciamo, la nostra colonna ha una cifosi unica che in seguito viene compensata dal riflesso di estensione del capo e dall’attivazione dei flessori dell’anca al raggiungimento della posizione eretta.

La cifosi, erroneamente associata a patologia da alcuni pazienti, è in realtà una curva fisiologica, quindi normale, che in questo distretto conferisce alla colonna una forma di C. A livello funzionale cifosi e lordosi si susseguono, a livello occipitale e sacrale abbiamo altre due cifosi mentre a livello cervicale e lombare abbiamo due lordosi.

Per sua conformazione, la cifosi dorsale presenta  12 vertebre di forma specifica, posizionate in modo da potersi articolare con le 12 costole tramite apposite articolazioni.  Ciascuna vertebra presenta sul corpo due piccole faccette, poste in vicinanza dei peduncoli, chiamate faccetta costale superiore ed inferiore, poste al confine con i corrispondenti dischi intervertebrali; non sono tuttavia faccette complete, ma  emifaccette, poiché la testa della costa, si pone tra corpi vertebrali, articolandosi dunque con l’emifaccetta superiore d’una vertebra e con l’emifaccetta inferiore di quella sovrastante. In particolare la costa dello stesso numero della vertebra sarà articolata con la sua emifaccetta superiore.

Se dovesse verificarsi una riduzione della mobilità della rotazione dorsale, la zona lombare dovrebbe compensare questo movimento. Essendo la lombare anatomicamente strutturata principalmente per i movimenti di flessione ed estensione subirà uno stress delle sue strutture. Inoltre le coste che partono dalle vertebre dorsali, sono a contatto col le scapole e quindi entrano in gioco  con i movimenti delle spalle.

Il rachide dorsale ha una funzione importante, insieme alla gabbia toracica, quella  di proteggere gli organi nobili, oltre al midollo spinale: i polmoni e il cuore nella parte alta, gli organi riproduttivi nella pelvi.  Il muscolo diaframma, che prende inserzione proprio nelle ultime coste, divide cuore e polmoni dalla cavità addominale dove alloggiano i visceri, il fegato, il pancreas, lo stomaco, i reni. Ai lati di ciascuna vertebra passano le radici dei nervi dorsali che innervano muscoli, i visceri, e fascia.

Osservando la zona dorsale potremo notare delle asimmetrie e da un lato potremo scorgere un maggiore rigonfiamento, dato dalla rotazione e inclinazione di vertebre e coste. La conseguente risalita in superficie dei muscoli spinali e dorsali potrebbero simulare ad occhi non proprio esperti un rigonfiamento. Probabilmente si tratta di scoliosi! Essa, a differenzia dall’atteggiamento scoliotico, si valuta facendo flettere in avanti il soggetto e andando ad osservare la comparsa di eventuale gibbo.

La cifosi può essere patologica quando il grado della curva aumenta o diminuisce. Quando aumenta assistiamo alla formazione del dorso curvo, che andando avanti negli anni diviene fattore predisponente alla crollo vertebrale, soprattutto se ci troviamo in presenza di osteoporosi nell’anziano e a patologie delle spalle. Infatti un dorso curvo può limitare l’elevazione degli arti superiori andando a generare per esempio Sindrome da conflitto sub acromiale e problemi alla cuffia dei rotatori nelle spalle.

 

COME SI MANIFESTA IL DOLORE?

Abbiamo diversi tipi di dolore e la sua descrizione, il suo andamento, sono essenziali per stilare un corretto piano terapeutico.

Il dolore può essere descritto come fisso, intermittente, a fascia.

Può essere percepito come irradiato , cioè essere un dolore che per esempio si manifesta in seguito a una problematica cervicale. Ad esempio si può manifestare fra le scapole, su un solo lato. Oppure potrebbe essere un dolore la cui origine si trova nella spalla.

Un dolore irradiato potrebbe essere legato alla presenza di trigger points localizzati a livello dorsale, su muscoli, fasce, tendini, capsule, una volta premuti potrebbero proiettare dolore lontano dal punto doloroso rilevato. Trigger significa infatti grilletto, e allo stesso modo di quando premiamo il grilletto, il proiettile viene spinto a distanza, il dolore si percepisce a distanza del punto stimolato.

Il dolore potrebbe essere dorsale, specificatamente a sinistra o destra ed è importante annotarlo insieme alle sensazioni riferite che p variano tra formicolio,  bruciore, intermittente, sensazione di avere un coltello o un chiodo conficcato fra le spalle. Potrebbe manifestarsi per esempio dopo intensa attività sportiva o dopo uno sforzo, o addirittura dopo un eccesso di rabbia.

Valutare il dolore e il modo in cui si manifesta è molto importante per il fisioterapista perché potrebbe indicare una bandiera rossa al trattamento e quindi indirizzarvi immediatamente alla valutazione di un medico specialista

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LE CAUSE 

Come si arriva ad avere dolore dorsale? Le cause potrebbero essere attribuite al sistema muscolo scheletrico, ai nervi, ai visceri o a posture errate sostenute nel tempo.

Fra i dolori legati al sistema scheletrico possiamo fare riferimento ai dolori artrosici che possono interessare le faccette articolari fra le vertebre e le coste o i dischi intervetebrali.

Le patologie infiammatorie quali per esempio spondilite anchilosante e artrite reumatoide possono causare un irrigidimento del distretto e una usura precoce delle articolazioni anche a livello costale.

I crolli vertebrali si possono presentare con l’avanzare degli anni soprattutto se è presente importante osteoporosi, possono portare ad avere dolore invalidante e alla necessità di ricorrere ad un busto ortopedico.

Spesso vediamo pubblicità di supporti per tenere le spalle o simulare una postura corretta. Teniamo presente che ci stanno vendendo un sogno, quello di avere una postura corretta senza dolore. Se ci ragioniamo su, con questa modalità, mettiamo a riposo i muscoli posturali la cui funzione è sostenere il tronco e quindi potremo avere il risultato opposto, cioè perdere massa muscolare e sostegno proprio dai muscoli posturali che vengono invece messi a riposo e vengono sostituiti da grasso.

Anche formazioni neoplasiche a livello di colonna possono trovare sede nelle vertebre e dare origine a dolore.

I visceri possono dare dolore irradiato alla colonna.

Il fegato per esempio irradia in regione dorsale destra, sul fianco, una colica biliare o renale danno un dolore posteriore a livello dorsale. Lo stomaco irradia a livello dorsale.

Il polmone e un eventuale embolia polmonare possono irradiare a livello dorsale. Il cuore, una dissecazione aortica o neoplasie viscerali possono irradiare tutte a livello dorsale.

Il dolore potrebbe essere di origine nervosa, un intrappolamento all’emergenza dalla radice spinale, oppure di origine virale, data da Herpes zoster, si manifesterà con dolore e bruciore lungo il decorso del nervo interessato .

I muscoli e le fasce possono causare dolore e con un esplorazione della zona dolente, potremo riscontrare dei punti dolenti quali trigger points e Punti algici miofasciali o una sindrome miofasciale legata a trazioni o accorciamenti situati lontano dal punto o zona dolorosa.

La postura diventa causa di dolore quando diventa scorretta e sostenuta nel tempo.

Quando ci attardiamo su un divano apparentemente comodo, esso ci accoglie in posture ricurve che interessando l’intera colonna, andranno a sovraccaricare il nostro corpo a diversi livelli. Il prolungato uso di Tablet o PC utilizzati in posizioni non proprio corrette concorre all’assunzione di posture errate per lunghi periodi di tempo. Per questo lo schermo del PC dovrebbe essere posizionato all’altezza degli occhi e frontale in modo che sia lo sguardo ad orientare la nostra posizione e non il PC a farlo.

Le posizioni adottate durante il sonno, l’utilizzo di cuscini plurimi, se non indicati per patologie specifiche, tendono a tenerci curvi e stimolare sul rachide dorsale dolori provenienti, per esempio, dal rachide cervicale.

PREVENZIONE

Adottare uno stile di vita salutare può sicuramente aiutare a controllare il nostro benessere psicofisico allontanando i fastidi. E’ indicato un adeguato controllo del peso corporeo, avere cura di evitare determinati cibi se per il nostro fisico non sono indicati. Teniamo sotto controllo le intolleranze, tra i fattori scatenanti di fenomeni infiammatori ed evitiamo di sovraccaricare i visceri in modo da evitare il dolore dorsale.

Introdurre esercizio fisico e lo sport nella pratica quotidiana e, quando necessario, l’esercizio terapeutico in modo da utilizzare nello specifico i movimenti che possano contrastare il nostro specifico disturbo.

Non dimentichiamo il ruolo molto importante della respirazione.

Un corretto modo di respirare è salutare non solo per la nostra colonna ma lo è per il corpo nel suo insieme, sia dal punto di vista motorio che emozionale. I benefici della respirazione infatti, si ripercuotono non solo a livello muscolo scheletrico, ma anche di sistema intestinale, di sistema immunitario e aiutano a indurre rilassamento.

Apprendere l’arte della meditazione per lasciare andare i pensieri, l’ansia e lo stress, il concentrarsi sul respiro, sono buone abitudini che aiutano a sentirsi meglio. La postura infatti non è solo atteggiamento fisico ma anche emozione. Un dorso curvo potrebbe derivare da un atteggiamento di rassegnazione e depressione oppure di timidezza o chiusura. Studi scientifici dimostrano che una postura chiusa e ricurva diminuisce addirittura la produzione ormonale responsabile delle nostre emozioni positive. Assumere per pochi minuti posture in apertura può fare salire la concentrazione di testosterone e cambiare addirittura il nostro modo di affrontare la vita e la nostra capacità decisionale. Assumere posture in apertura, come quella di chi vince una gara per intenderci, può darci maggiore sicurezza e fiducia nelle nostre capacità e quindi migliorare l’autostima.

CONCLUDENDO, COME POSSIAMO CONTROLLARE IL DOLORE DORSALE?

E’ dimostrato che i muscoli di una colonna con curve non adeguate facciano un lavoro cinque volte maggiore rispetto a una colonna dove le curve fisiologiche siano rispettate.

Una volta che il fastidio si è manifestato possiamo metterci nelle mani di un fisioterapista esperto in modo che con la terapia manuale e con la terapia strumentale possa aiutarci nel controllo del dolore. Con tecniche mirate e specifiche può aiutarci a diminuire il dolore.

Per esempio, nel nostro studio, utilizziamo una tecnica specifica di Miofibrolisi, la stimolazione transcutanea puntiforme a livello locale, per indurre una grande produzione di endorfine, Oppioidi prodotti dallo stesso organismo in modo da modulare la sensazione fastidiosa e apprezzare una nuova sensazione posturale.

L’esercizio terapeutico mirato, un uso corretto del respiro e il rilassamento del muscolo diaframma, possono dare sollievo non solo dal dolore ma anche dallo stress e dalle patologie ad esso correlate.

Vi aspettiamo in studio per una Valutazione.

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La valutazione della postura. Quale vantaggio porta al paziente e come si svolge

PERCHE' FARE LA VALUTAZIONE POSTURALE?

La rilevazione dell'atteggiamento e dell'attitudine posturale hanno il beneficio, per le persone, di oggettivare la propria impronta posturale in quel dato momento ed in base a quella orientare il trattamento.

L'utilizzo delle foto nelle varie posizioni, la somministrazione dei test specifici e il loro confronto durante tutte le fasi del trattamento , sino alla sua conclusione, consentono di monitorare l'andamento delle cure, stabilire le priorità di trattamento, valutare quando il trattamento è terminato, rilevare i cambiamenti alla fine dell'esperienza fisioterapica proposta.

Vedere la propria postura è importante perchè le persone possano consapevolizzare un immagine di se in statica e in movimento, aprendo le porte alla motivazione e  al cambiamento.

Nessun può essere più motivato del paziente con dolore a cambiare e a re-imparare l'arte della manutenzione ordinaria della propria salute. Senza dare al paziente tutte queste informazioni non ci si può porre un obbiettivo.

Nessun protocollo funziona se non tiene conto della persona nel suo insieme, perchè le persone non sono numeri ma esseri umani. E proprio per questo meritano rispetto, ascolto e attenzione.

Da dove possiamo iniziare a far cambiale abitudini non salutari? Che cosa fa star male le persone?

I farmaci che si assumono, il cibo di scarsa qualità che si mangia, le relazioni tossiche a cui ci si abitua, portano alla lunga il nostro corpo e la nostra mente a dire BASTA!

Ed è questo che ci ha spronato negli anni allo studio e alla ricerca di soluzioni terapeutiche sicure, efficaci, affidabili.

Come possiamo definire la postura?

La postura ideale descritta nei testi, precisa, simmetrica, con spalle, collo, occhi, mandibola  e caviglie allineate, è una postura che non esiste e non può esistere nell'uomo per il semplice fatto che siamo esseri dotati di lateralità, siamo cioè destri, mancini o ambidestri.

Esiste al contrario una postura che riscontriamo nella realtà, che è quella che ognuno di noi ha in funzione del proprio vissuto, dei suoi traumi, delle sue esperienze, della sua lateralità, del suo scheletro e del suo sistema ormonale in generale.

La postura è la naturale posizione del corpo nello spazio, la posizione che gli consente di lavorare con il minimo sforzo. Se questa naturale posizione del corpo, diversa per ognuno, viene per qualche motivo modificata, il corpo non è più in grado di lavorare nel modo corretto e quindi alcuni distretti vengono sollecitati maggiormente rispetto ad altri.

E' molto importante sottolineare come le emozioni passino  nel nostro corpo e lo modifichino. Possiamo affermare per  questo che ogni emozione modifichi di conseguenza la postura. Se ci facciamo caso anche il contesto sociale può influenzare la postura, pensate alla postura delle persone quando stanno in chiesa o ad un funerale o al contrario alla postura dell'atleta che vince una gara.

Pensiamo a come l'emozione della rabbia modifichi  il corpo, come anche la voce,  il suo tono cambino e i gesti divengano più concitati. Ogni qual volta ci arrabbiamo, siamo imbarazzati, impauriti ecc., il nostro sistema nervoso  induce attraverso dei sistemi specifici,  una produzione ormonale specifica che entrando nel torrente sanguigno, per esempio, può causare chiusura dello stomaco e  una serie di reazioni a livello dei visceri, aumentando la sudorazione, il battito cardiaco,  aumentando la tensione muscolare.

E' proprio il sistema ormonale, attivato dal sistema nervoso ad indurci a cambiare un emozione. Il cortisolo, prodotto dalle ghiandole surrenali, posizionate sull'estremità superiore dei reni.

Quindi a postura è influenzata da molteplici fattori, essa rappresenta come si sta al mondo, la memoria delle emozioni provate, la somma delle percezioni che ci fanno interpretare la realtà che ci circonda.

La postura diventa anche un modo in cui si posiziona il corpo per non sentire il dolore, attraverso i cosiddetti adattamenti, che ci portano via via ad assumere posizioni antalgiche di cui nemmeno ci rendiamo conto.

La postura di per se non causa dolore, ma  il dolore può essere  dato dall'incapacità del corpo di adattarsi o anche conseguenza dell'adattamento.

QUANDO E' INDICATO FARE UNA VALUTAZIONE POSTURALE?

  1. Si hanno fastidi nel movimento e c'è difficoltà ad avere una escursione articolare che ci consenta di effettuare i normali movimenti della vita quotidiana.  Un alterato appoggio del piede che per esempio è piatto, può alla lunga ripercuotersi sull'articolazione dell'anca e causarne un alterato lavoro articolare che alla lunga porta ad artrosi a quel livello.In presenza di disordini dell'età evolutiva, quali scoliosi e paramorfismi scoliotici, risulta essere un'ottima base di partenza per impostare il trattamento soprattutto se il piccolo paziente porta gli occhiali o un apparecchio ortodontico.
  2. In presenza di disordini dell'età evolutiva, quali scoliosi e paramorfismi scoliotici, risulta essere un'ottima base di partenza per impostare il trattamento soprattutto se il piccolo paziente porta gli occhiali o un apparecchio ortodontico.
  3. Negli atleti che riscontrino movimenti poco fluidi e carichi distribuiti asimmetricamente nel corpo.
  4. Quando diversi recettori posturali siano stati coinvolti e il corpo abbia esaurito le capacità di compenso. Per esempio una distorsione di caviglia a cui si sia aggiunto in seguito un intervento chirurgico che abbia lasciato residua cicatrice patologica e una malocclusione dentaria. La presenza di dolore al mattino piuttosto che alla sera sono indice di coinvolgimento di recettori diversi.
  5. Quando è presente una alterazione dell'appoggio del piede, vale sempre la pena intervenire perché andremo a modificare i carichi sulle articolazioni soprastanti a partire dalle ginocchia sino ad arrivare per esempio alla base del cranio e agli occhi.
  6. Dopo la guarigione da un trauma o intervento chirurgico
  7. In presenza di sintomi viscerali o alterazioni respiratorie

Quando invece ci si accorge di non essere allineati e non si ha dolore, l'esame può essere fatto ma rimane da valutare nello specifico se fare un trattamento possa essere indicato, in quanto potrebbe alterare equilibri e adattamenti che il sistema nervoso ha creato per inibire il dolore.

IN CHE COSA CONSISTE LA VALUTAZIONE?

La valutazione posturale è innanzitutto un'osservazione del corpo nei quattro piani dello spazio. Già dall'orientamento delle bascule di bacino e spalle ci si fa un idea di quale può essere la progressione del trattamento e di quale possa essere il recettore o i recettori coinvolti e di conseguenza stabilire le priorità di trattamento. Queste saranno poi confermate da altri test.

Vengono posizionati nel corpo dei bollini adesivi, in specifici punti che rimangono invariati e che vengono chiamati punti di repere, in modo che nelle successive valutazioni vengano misurati i rapporti e le distanze fra questi punti e sia valutabile la variazione posturale. Questo rende l'esame oggettivabile e ripetibile.

Vengono fatte delle foto con piedi posizionati sempre alla stessa distanza, con uno sfondo quadrettato in posizione frontale, da entrambi i lati, posteriormente e dall'alto, tramite uno specchio allo scoliosometro, per vedere e valutare come il corpo è orientato nella tridimensionalità.

All'osservazione si possono riscontrare posture di diverso tipo che rilevano le capacità di compenso del corpo. Una postura che abbia  le bascule allineate è solo di riferimento ed è ideale.

In una postura armonica le varie bascule si bilanciano in un modo specifico, testa e spalle convergono.

Le foto frontali e la loro rielaborazione posturale, rilevano la severità della disfunzione e questa dipende dalla presenza di disarmonie posturali a livello biomeccanico e/o neurofisiologico.

Le foto fatte di spalle permettono di individuare la Verticale di Barrè che insieme ad altri test ci darà indicazioni  sulla Primarietà della disfunzione, cioè se la disfunzione parte dall'alto (occhio, ATM), dal basso (piede) oppure è mista.

Le foto laterali ci permettono di osservare se esiste un aumento o una diminuzione delle curve della colonna vertebrale e interpretare i dati in base all'appoggio dei piedi e della classe di occlusione dentaria, cioè per esempio quando in bocca la chiusura dei denti non è ottimale per sovrafollamento dentario, mancano dei denti, gli incisivi superiori sporgono oppure la mandibola è avanzata, oppure ancora c'è una deglutizione non adeguata e la lingua ha un frenulo linguale corto  o altre disfunzioni ancora.

Tutto ciò va poi correlato a diversi test di tipo posturale.

Test

TEST DELLA ROTAZIONE DEL CAPO

Posizionandosi posteriormente al paziente, mantenedo sempre la stessa posizione a braccia tese sulle spalle del paziente, andiamo a valutare quanto il capo ruota, da un lato e dall'altro.

La rotazione del capo può essere influenzata da molti fattori, una tensione muscolare anomala, un appoggio anomalo dei piedi, un blocco dell'articolazione sacro iliaca, una problematica posturale degli occhi, una malocclusione legata a disfunzione temporo mandibolare ecc.

Spesso la rotazione del capo può essere per questo modificata anche se il fisioterapista lavora in distretti lontani dal distretto cervicale.

TEST DI ROMBERG

E' un test utile per valutare la componente statica otolitica del Sistema Vestibolare, sistema  che controlla l'equilibrio.

Il paziente viene valutato in piedi, talloni uniti, per togliere il compenso propriocettivo e  con i piedi in apertura di 30 Gradi. Gli arti inferiori sono rilassati, si sollevano le braccia in avanti e si osserva la linea bipupillare e la direzione in cui ruotano le braccia, l'operatore si pone frontalmente al paziente per rilevare questi dati.

Si chiede di chiudere gli occhi e si osserva se avvengono delle modifiche di questa posizione rispetto al piano bipupillare (linea che attraversa le due pupille) e alla rotazione delle spalle. Il test è fisiologico se la linea bipupillare è inclinata a destra,  una rotazione del tronco dallo stesso lato dell'inclinazione del capo (evidenziata dall'estensione degli arti superiori), e una traslazione a sinistra del corpo, il bacino ruota quindi dal lato opposto per bilanciare. La traslazione è piccola. Se l'inclinazione della linea bipupillare dovesse essere a sinistra succede l'opposto.

TEST DI FUKUDA

Il paziente viene posizionato su un pannello di riferimento per misurare i gradi di rotazione

Utilizziamo questo test per valutare le asimmetrie di tono muscolare e valutiamo il riflesso nucale e come questo si trasmette  sugli arti inferiori.
Vengono effettuati 50 passi sul posto con un angolo di flessione di 45 gradi delle ginocchia mentre il paziente tiene gli occhi chiusi. Il test viene eseguito sia con il capo in posizione frontale, sia in rotazione destra e sinistra.

Con la testa in posizione frontale il paziente potrebbe ruotare di poco rimanendo in fisiologia se  ruota fino ad un massimo di 30 gradi e si sposta di molto in avanti, è indice di ipertono ai muscoli della catena posteriore.

Fisiologicamente, cioè quando il riflesso è normale, quando la testa ruota a destra il paziente ruota a sinistra e viceversa.

TEST DEI ROTATORI

Dopo aver effettuato un reset, facendo sollevare il bacino da supini, si valuta il grado di ipertono nei due arti inferiori che vengono tenuti rilassati. Tenendo presente questo test si procede col

TEST DI AUTET

Si utilizza il braccio del lato ipertonico del paziente e si posa la mano sulla spalla opposta per ottenere un input al di sotto della cerniera occipitale e valutare una problematica ascendente se il tono cala.

Si utilizza la mano del lato ipotonico sotto il capo per dare un input al di sopra di C0C2, per valutare una problematica discendente se il tono cala.

Se il tono dell'arto ipertonico cala in entrambi i casi la problematica sarà ascendente, saranno coinvolti i piedi, e discendente, quindi anche occhio e Articolazione Temporo mandibolare.

 

TEST DEGLI INDICI

E' un test neurofisiologico che utilizza le variazioni sulla simmetria del tono muscolare dovuta a varianti interne quali tensione sulla colonna, un cambiamento di appoggio podalico o variazioni del rapporto tra cranio e mandibola.

Il paziente tiene i piedi in posizione neutra e con gli occhi aperti e i denti non a contatto, solleva le braccia  con gli indici tesi. In condizioni fisiologiche , cioè nella normalità, possiamo assistere ad un livellamento della posizione degli indici oppure uno dei due può avanzare.

Tenendo questo test iniziale come riferimento, possiamo interrogare il corpo e annotare i cambiamenti di direzione degli indici che indicheranno al terapeuta dove porre maggiormente attenzione. Si osserveranno gli indici mentre il paziente flette, estende, inclina e ruota i capo per valutare la colonna cervicale e l'osso ioide. Si chiederanno movimenti con la lingua, l'apertura della bocca, il serramento o il primo contatto dei denti per valutare l'apparato stomatognatico (occlusione e lingua), i movimenti oculari per valutare quanto siano coinvolti i muscoli posturali dell'occhio. Si chiederà l'appoggio su un piede per volta per valutare quanto l'appoggio del piede incida sulla postura.

VALUTAZIONE DEGLI OCCHI.

Senza addentrarsi in valutazioni molto tecniche che implicano l'intervento di un'altra figura professionale specializzata, l'ortottista, in Posturologia valutiamo e facciamo un primo screening andando a valutare i movimenti oculari in tutte le direzioni  e la muscolatura posturale dell'occhio. Si va a valutare la convergenza delle pupille, avvicinando alla punta del naso molto lentamente, la punta di  una penna e andando a rilevare se entrambe le pupille convergono all'interno della radice del  naso. L'ipoconvergenza, cioè il difetto posturale che porta l'occhio a non riuscire a convergere  alla radice del naso, può interessare entrambi gli occhi.

In questi casi si interviene insegnando al paziente degli esercizi da fare a casa volti a stimolare questi muscoli deficitari. In miofibrolisi si sfrutta un trattamento di tipo riflesso tramite un magnete posizionato molto distante dall'occhio, in un punto di agopuntura preciso, che ha la funzione di stimolare il rilascio del muscolo retto esterno. Il magnete verrà tenuto a dimora per tutto il tempo della correzione che sarà nel lungo termine.

E' indicato utilizzare una tecnica di ipnosi chiamata saturazione sensoriale mentre si effettua il movimento di avvicinamento agli occhi,  andando a stimolare più parti del corpo tramite precise azioni del paziente, per indurre il muscolo retto esterno a rilassarsi. Un'altra importante stimolazione può essere data dai punti riflessi auricolari.

Altro disturbo oculare da tenere in considerazione è l'astigmatismo  in quanto, provocando inclinazione del capo da un lato, ed essendo priorità del sistema nervoso centrale mantenere l'orizzontalità dello sguardo, potrà influenzare la postura e quindi è suggerito correggerlo.

VALUTAZIONE DEI PIEDI

Viene fatta osservando posteriormente il paziente.

Si osserva il calcagno, la sua posizione rispetto al tendine di Achille e dell'asse che dal calcagno passa per il ginocchio e la piega dei glutei per valutare nell'insieme il ginocchio e la rotazione delle anche. Si passa ad un osservazione visiva anche frontalmente per valutare quanto il piede sia più o meno in appoggio sul pavimento o si trovi in una situazione di supinazione o pronazione, se sia presente alluce valgo o dita a griffe. Vengono osservati i calli, indice di un alterato carico a livello della pianta del piede e sulle dita.

Si valuta il paziente mentre cammina per valutare un eventuale piede a doppia componente, cioè un piede che non esegue un giusto srotolamento degli appoggi durante il cammino e pressuppone un tipico adattamento della colonna vertebrale.

Completiamo la valutazione dei piedi, quali recettori posturali, con un'osservazione dell'appoggio dei piedi al podoscopio e individuare piede piatto, cavo o normale nel suo appoggio.

VALUTAZIONE DELLE CICATRICI

E' importante controllare se sono presenti e se sono cicatrici dette tossiche. Le cicatrici possono provocare disturbi ai quali spesso non si pensa come per esempio l'aumento di peso, dolori ispiegabili. Essendo la pelle un importante recettore posturale, anche le cicatrici vanno valutate e testate perchè non tutte possono influenzare il sistema tonico posturale. Utilizziamo il test del polso di Nogier, che sfrutta un fenomeno arterioso chiamato VAS, il test del ghiaccio e il test Kinesiologico. Una volta individuata la disfunzione, la cicatrice va trattata e nel trattamento con  miofibrolisi utilizziamo diverse modalità, sia manuali che strumentali quali stimolatori puntiformi, coppette, ganci, magneti, nastri che portano importante giovamento a tutto il sistema posturale, non solo sulla cicatrice stessa.

VALUTAZIONE DELLA LINGUA E ARTICOLAZIONE TEMPORO MANDIBOLARE

L'occlusione dei denti si ripercuote a livello posturale, situazioni come mancanza di denti per esempio incidono sulla postura in maniera importante. In questo caso specifico anche la lingua sarà coinvolta in quanto ad ogni deglutizione andrà a occludere quello spazio ed avrà una deviazione anomala che si ripercuoterà a livello di catene muscolari andando a procurare squilibri dal collo sino ai piedi.

Possono essere presenti altre alterazioni quali   II e III classe dentaria, deviazioni mandibolari all'apertura della bocca, scrosci, blocchi articolari della mandibola, edentulie, deglutizione atipica, frenulo linguale corto.

In miofibrolisi possiamo essere di grande aiuto allo gnatologo, un dentista specializzato in occlusione e postura, in quanto possiamo lavorare sulla dimensione verticale dell'apertura della bocca attraverso il lavoro sulla muscolatura dell'articolazione temporo mandibolare, della muscolatura sovra e sottoioidea, della riarmonizzazione del complesso occipite atlanto epistrofeo. In questo modo ripuliamo il sistema da interferenze che possono causare, per esempio, un precontatto .

Tutti questi dati andranno raccolti e valutati nell'insieme. Sono importanti per avere un quadro generale dell'impronta posturale del paziente, aiutarci nello stilare un adeguato piano di trattamento e stabilire quali siano anche le priorità di trattamento. Per questo l'approccio di tipo posturale  non può essere uguale per tutti ma consente, nell'ambito di una fisioterapia specialistica, un'ampia gamma di scelte terapeutiche che accompagnernno il paziente nel percorso di allontamento dal dolore e ritorno alle normali attività di vita quotidiana, nel minor tempo possibile.

Tutti i test elencati, uniti a test di terapia manuale, possono essere ripetuti durante e alla fine del percorso e si può assistere anche ad importanti variazioni posturali quando si andranno a confrontare i dati raccolti. Il significativo miglioramento dei sintomi è  dovuto, in un alleanza terapeutica terapista paziente, sia al trattamento del fisioterapista, sia al lavoro che il paziente avrà cura di fare a casa.

L'esercizio terapeutico diventa essenziale per il mantenimento della salute osteoarticolare, quindi può e deve essere fatto anche al proprio domicilio, inizialmente come accompagnamento al trattamento per poi diventare una sana abitudine nel mantenimento del risultato.  Nel momento in cui  risulta difficile gestire da soli i fastidi è consigliato rivolgersi ad un professionista.

Arrivare ad una postura perfettamente allineata è impossibile e nemmeno lo ricerchiamo, ma a volte modificare anche di pochi gradi il nostro baricentro, cioè il punto dove cade tra i piedi il nostro centro