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Proponiamo percorsi esperienziali mirati a riportare benessere e salute della colonna vertebrale puntando sulla prevenzione e stimolazione dei processi di guarigione del corpo.


Il rachide vertebrale o colonna vertebrale è la struttura portante del corpo umano.

La sua funzione di sostegno è mantenuta da un insieme di fasce, ligamenti, muscoli antigravitari e della statica e muscoli che invece rispondono alla volontà: rispettivamente sono chiamati  muscoli tonici e  muscoli fasici.

Un corretto allineamento permette la funzione protettiva del materiale nobile posizionato al suo interno, il midollo spinale, e il corretto passaggio dello stimolo nervoso a livello dei forami intervertebrali, attraverso i nervi spinali diretti ai vari tessuti, muscolari, fasciali, viscerali.

Le curve fisiologiche della colonna vertebrale sono quattro, due cifosi (dorsale e sacrale) e due lordosi (lombare e cervicale).

Esse devono mantenere dei rapporti e dei gradi ben precisi perchè la funzione di ammortizzazione del disco intervertebrale sia ottimale, impedendo la generazione del dolore se venisse sottoposta ad urti, pressioni , vibrazioni anomale.

La sua flessibilità permette ampi movimenti, che in condizioni ottimali avvengono all'interno del poligono di appoggio evitando che il Baricentro, o centro di massa del corpo, ne esca fuori. Per questo il sistema nervoso centrale esercita il controllo dell'equilibrio, mettendo in atto una serie di meccanismi che ci impediscono di cadere quando ci muoviamo.

 


PATOLOGIE PIU' DIFFUSE

Sono diverse e diverse sono le cause che le generano, alla base può esserci usura delle articolazioni e i dischi, una predisposizione genetica, vizi posturali e cattive abitudini che a lungo andare portano dolore. Alcune possono essere affrontate dal punto di vista preventivo prima che cronicizzino, altre quando il dolore è acuto, per altre invece saranno necessasri i farmaci e la chirurgia.

  • Cervicalgia, dorsalgia e lombalgia
  • fratture vertebrali (di origine traumatica, osteoporotica, oncologica)
  • Stenosi del Canale (cervicale, dorsale, lombare)
  • Protrusione discale
  • Discopatia
  • Lombosciatalgia
  • Lombocruralgia
  • Cervicobrachialgia
  • Spodilolistesi e spondilosi
  • Deviazione della colonna (scoliosi, ipercifosi, iperlordosi o rettilineizzazione)
  • Instabilità vertebrali
  • Sindrome dolorosa post chirurgica vertebrale
  • Sindrome post-laminectomia
  • Sindrome delle faccette articolari
  • Sacroileite
  • Tumori vertebrali

SINTOMI E CAUSE

Ti è mai capitato di alzarti al mattino e rimanere bloccato con la colonna dopo un semplice starnuto? Può succedere che questo dolore duri per qualche giorno, ma a volte possa protrarsi anche per mesi e mesi.

Un dolore insopportabile che impedisca di assumere alcune posizioni o  addirittura possa presentarsi solo da seduti, solo a letto, mentre stiamo in stazione eretta o camminiamo.

Da questo si può capire che i sintomi del mal di schiena non sono uguali per tutti. Proprio per questo le cause sono diverse, le cure sono diverse e anche come ciascun fisico risponde, è diverso.

Nello specifico ci sono dei mal di schiena che hanno tempi di guarigione più rapidi e altri che nonostante le terapie farmacologiche e a volte chirurgiche, continuano a persistere. Altre volte dopo lunghe cure farmacologiche ci si accorge che il dolore regredisce rapidamente dopo un solo trattamento fisioterapico.

Come muoversi allora per liberarsi di questa patologia invalidante che fa perdere tanti giorni di lavoro?

Solitamente preferiamo aspettare che il dolore passi spontaneamente, a volte questo può succedere, quindi utilizziamo a tal fine la terapia farmacologica, qualche cerotto sulla zona e il tutto sembra risolversi nell'arco di qualche giorno, ma siamo sicuri di non aver spento solo un allarme mentre l'incendio continua a divampare?

Mi spiego meglio. Quando un dolore lombare si manifesta è perché il nostro corpo, la nostra colonna, ha subìto uno stress. Ci sono stati dei cambiamenti posturali, muscolari, fasciali che il nostro cervello tende a tenere in memoria, per esempio mantenendo una posizione ruotata e traslata del bacino, che diverrà la nostra nuova postura per tanto tempo.

Se questo stato verrà mantenuto nel tempo, assumeremo quella che viene detta postura antalgica, cioè quella postura che ci preserva dal dolore ma che non è fisiologica, cioè non è funzionale, che genererà tutta una serie di adattamenti che possono presentarsi anche lontani dalla zona dolente. Rimandando l'intervento i sintomi  non tarderanno a ripresentarsi .

Se non andiamo a ricercare le cause che hanno generato il problema e a modificare il movimento disfunzionale, il lavoro di muscoli, delle catene miofasciali e delle strutture coinvolte, se non andiamo a fare una rieducazione globale, andando a riapprendere il corretto svolgimento del movimento, ci ritroveremo punto a capo a fare i conti con il dolore.

Tutto questo porterà all’origine di ulteriori recidive che tra le varie possibilità, porteranno, alla lunga, alla formazione della temutissima ernia discale.

L'andamento del dolore in questo caso è abbastanza caratteristico e prevedibile. Il dolore inizierà pian piano a migrare dalla zona lombare, prima sarà a livello centrale, poi verso un lato, poi verso il gluteo (qualcuno lo scambierà per una contrattura del piriforme), via via scenderà lungo la parte posteriore della coscia sino ad arrivare all'alluce. Parliamo in questo caso di lombosciatalgia con interessamento del nervo sciatico. La progressione potrà ancora cambiare se non si interviene sino a portare ad assenza di dolore, ma impossibilità di movimento: il nervo avrà subito in questo caso un danno importante.

Altro campanello d'allarme sono sintomi quale aumento del dolore con la tosse, con la flessione del capo o la comparsa di disturbi della sfera sessuale e urinaria.

Apro una piccola parentesi per dire che molti mal di schiena non sono dati solo da problemi di artrosi o discali, ma possono essere generati per es. da tumori benigni all'interno del canale midollare e vanno intercettati rapidamente per evitare problemi importanti, è fondamentale una tempestiva diagnosi medica e strumentale: è cosi che dopo attenta valutazione sono riuscita a intercettare questa patologia in un ragazzo giovane inviandolo direttamente all'attenzione del medico e scongiurando il peggio: ci sono sintomi particolari che portano il fisioterapista a fermarsi e dire: STOP, questo non rientra nelle mie competenze, ti invio dallo specialista che può aiutarti.

La presenza di cicatrici addominali profonde può portare a retrazione della componente fasciale che avvolge i visceri e che va ad inserirsi proprio a livello delle vertebre lombari procurandone una trazione.

Ci sono poi dei dolori simil sciatalgici, quello per esempio lungo la cucitura dei pantaloni, dove l'interessamento non è più il nervo, ma i muscoli e le fasce, la causa possono essere  i trigger points, o punti grilletto, punti che se premuti ci fanno sentire un dolore proiettato a distanza o ancora i punti algici miofasciali che invece danno un dolore localizzato. Avete presente quei dolori che arrivano quando siete stati alle terme e avete approfittato dei getti a pressione? Avete risvegliato proprio questi punti

E poi ci sono quei dolori che dipendono dalla posizione, legati a come si muovono le vertebre o i dischi intervertebrali o le faccette articolari tra una vertebra e l'altra.


Riflessioni

Ora che abbiamo capito che i mal di schiena non sono tutti uguali possiamo comprendere che la stessa cura non può essere adatta a tutti.

Un fisioterapista preparato e competente ha bisogno di raccogliere il più possibile dati per capire quale sia esattamente la causa scatenante e il modo per potervi aiutare. Effettuare più test e vedere se danno lo stesso risultato, ci porta ad una precisa diagnosi funzionale.

Anche la presenza di ernie rilevate alla Risonanza magnetica, non ci dice che proprio quell'ernia sia la responsabile del dolore, è un mito da sfatare.

La proposta terapeutica non può essere sempre e solo il massaggio, questo è un altro mito da sfatare!

E se le cause sono diverse, come possiamo pensare che un unico movimento, rinforzo o allungamento sempre degli stessi gruppi muscolari siano indicati per tutti?

Ecco perché il trattamento deve essere altamente personalizzato.

Partiamo dal presupposto che, dopo un trauma, il nostro sistema nervoso attui tutta una serie di meccanismi di compenso e protezione che tendano a preservare la zona colpita per bloccare il movimento tramite una contrattura riflessa di difesa. Come posso pensare di andare contro questo meccanismo di protezione che il nostro sistema intelligente ha messo in atto?

A volte può essere necessario andare a lavorare su una contrattura, a volte bisogna assecondarla partendo da lontano, attivando dei sistemi di modulazione del dolore che si trovano a distanza.

Pertanto l'esperienza e lo studio, negli anni, mi hanno portato alla scelta di soluzioni terapeutiche originali e fuori dal coro che danno grossi benefici sul dolore acuto e cronico, con un approccio che mira sostanzialmente ad eliminare il dolore, sfruttando i meccanismi di auto guarigione del corpo attivando il sistema oppioide, cioè quello che modula il dolore.

Lavorare a distanza dal sintomo diventa una precauzione importante utilizzando tutti i sistemi riflessi presenti nei piedi, mani, orecchio, viso e corpo.

Il perchè della nostra proposta

Molto facilmente ci abituiamo ad uno stimolo fisico, a un tocco sempre uguale, se ci facciamo caso dopo un po' non lo sentiamo più.  Stimoli che lavorino sul tessuto in tutte le direzioni, verso il basso, verso l'alto, trasversalmente, longitudinalmente e a distanza.

Ecco che la mano, come la mano del chirurgo, ha necessità di utilizzare strumenti atti a stimolazioni meccaniche diverse e stimolazioni chimiche diverse.

Chimiche perchè l'inibizione del dolore è legata anche alla stimolazione della produzione di  determinati neuromediatori chimici che possiamo scegliere di far produrre al corpo come sceglieremmo un farmaco per lavorare sull'inibizione del dolore.

Il tutto limitando l'uso di farmaci al minimo. Fantastico!

Come il dolore è differente per tutti, come le cause sono differenti, anche la risposta al dolore è differente: non è dato sapere in anticipo come quel fisico reagirà. Ma si può prevedere che la risposta sarà tanto più ottimale quanto meno il sintomo è stato trascurato.

Se mi trascino il dolore da anni e sono quindi un paziente cronico, sarà difficile ottenere risultati eccellenti in due sedute anche se questo può accadere: dipende dalla risposta fisiologica particolare che ognuno di noi ha.

Per questo prima di iniziare un trattamento, per prima cosa raccolgo tutti i dati utili per avere un quadro e una valutazione fisioterapica del paziente che ho di fronte.

Domande mirate a capire come e quando si presenta il sintomo, di giorno o di notte, l'ora esatta, i movimenti che lo attenuano o lo fanno regredire. Da quanto tempo è presente. Se il paziente è idratato, come si alimenta e se è particolarmente sotto stress o ansioso. Sono tutti dati rilevanti ai fini terapeutici.


LA VALUTAZIONE POSTURALE

La valutazione posturale tramite la somministrazione di vari test che includono la valutazione dei piedi e di quanto incidano sulla postura del paziente.

La Valutazione dell'apparato stomatognatico, cioè una valutazione di come i nostri denti vadano a posizionarsi gli uni rispetto agli altri, di come la mandibola potrebbe essere posizionata rispetto al cranio e abbia delle deviazioni durante il movimento, tutti fattori che raccontano la storia posturale del paziente.

La valutazione posturale dei muscoli degli occhi, anche loro importanti recettori posturali responsabili di mal di testa alla sera, vertigini e addirittura dell'appoggio dei piedi; infatti i piedi possono adattarsi a disfunzioni che arrivano  dall'alto ed essere piedi che si adattano ad un problema di muscolatura oculare. Ecco perché l'utilizzo di plantari, se non si lavora anche su questi sistemi, spesso risulta inutile e dannoso.

Anche la pelle ci da preziose informazioni, cicatrici, colore, consistenza sono dati importanti che servono a riempire il puzzle che il paziente descrive.

L'osservazione dell'orecchio, della forma, di pieghe particolari, del colorito della pelle del viso sono tutti elementi da valutare per intercettare per esempio un'intolleranza alimentare.

Tutti campanelli che si accendono e fanno portare l'attenzione anche al sistema viscerale che contribuisce alla particolare situazione di salute della persona che abbiamo davanti.

Per ultimo, ma non meno trascurabile, è l'atteggiamento della persona che ho di fronte, il modo con cui respira e si pone e reagisce al mondo, con le sue particolari convinzioni e valori che mi portano a prendere in considerazione anche la sua sfera psico-emozionale per poter lavorare insieme sull'obbiettivo salute benessere di quella persona.

IN COSA CONSISTE LA VALUTAZIONE POSTURALE

Viene fatta con paziente scalzo e con indosso costume o indumenti intimi. Questo per alcune persone può essere un limite, si potrebbe utilizzare una tutina nera aderente ma i dati potrebbero risultare falsati.

Vengono posizionati dei bollini bianchi su punti specifici del corpo, i cosiddetti punti di repere ossei, che corrispondono a dei punti fissi, per esempio centro della rotula, centro del calcagno e che essendo fissi danno la possibilità di fare misurazioni sempre riproducibili da un esame all'altro.
Una volta posizionati i bollini si accede alla stanza dove vengono effettuate le foto. Un pannello quadrettato sullo sfondo permette di avere un orientamento visivo su come quel corpo si dispone nello spazio. Vengono quindi acquisite sul Pc, su un programma scientificamente validato, quattro foto, due laterali, una frontale e una posteriore. Sullo scoliosometro, tramite uno specchio posizionato in alto viene registrata una foto dall'alto per valutare la posizione di spalle e bacino.

Infine sul podoscopio viene scattata una foto sull'appoggio plantare.

Tramite l'acquisizione di questi dati in prima seduta, abbiamo la possibilità di confronto a fine trattamento e vedere come il sistema si è modificato e abbia riportato alla luce il suo adattamento posturale originario.
Segue l'osservazione dell'appoggio plantare e l'attitudine del piede in varo/valgo oppure centrato, con l'ascolto percettivo del carico da parte del paziente. Questo carico verrà fatto riascoltare a fine trattamento per percepirne le variazioni, insieme alla variazione della rotazione del capo in modo da avere un prima e dopo e vedere, sentire e percepire come il movimento sia cambiato; la maggior parte delle volte il cambiamento è immediato.

Ci sono persone che abituate a percepire il loro corpo sono molto descrittive nelle sensazioni e sentono i cambiamenti nel profondo, altre che, se pur il cambiamento sia visivamente rilevante, non riescano a cogliere le differenze. E' normale, dipende da quanto siamo allenati ad ascoltarci e portare l'attenzione al nostro corpo.
Una batteria di test verranno utilizzati per stabilire le priorità di trattamento: il test dei pollici montanti, test dei rotatori di Autet, Romberg e Fukuda, test degli indici, test kinesiologici, muscolari e di terapia manuale, saranno indispensabili per orientare il trattamento.
Per questo motivo in prima seduta sarà necessario dedicare tempo e attenzione perchè non sfugga nessun particolare e il paziente possa avere tutte le delucidazioni del caso in modo da stabilire quale sia il suo obbiettivo di trattamento e la strada da percorrere per raggiungerlo.

LE QUATTRO FASI DEL TRATTAMENTO

I pazienti che arrivano in osservazione sono pazienti che hanno dolore, a volte cronico, a volte molto acuto.

FASE 1: Eliminazione del dolore

L'obbiettivo principale in una prima fase è quello di togliere il dolore e le possibilità a disposizione sono davvero tante. E' come avere a disposizione una vera e propria farmacia in cui il farmaco è prodotto dal paziente stesso a seconda dello stimolo dato. Lo stimolo inizialmente sarà molto distante dalla zona del dolore. Vengono sfruttati dei punti specifici situati nella zona dei polsi e delle caviglie, punti che corrispondono a punti dell'agopuntura e che hanno l'effetto, dopo stimolazione, di inibire il dolore. Il paziente si alza con un’intensità di dolore inferiore.

Vengono trattati nello specifico 4 punti attraverso strumenti diversi con un effetto sovrapponibile all'agopuntura. Si possono trattare con delle punte, con dei magneti, con le coppette utilizzando specifici colori, con i ganci, con lo stimolatore puntiforme allo scopo di inibire i meccanismi che causano il dolore.

A questo scopo possono essere usati anche i punti riflessi della colonna lombare sul padiglione auricolare e già un primo trattamento posturale di riallineamento di spalle e bacino a partire da specifici punti situati sull'orecchio.

Altro metodo di trattamento che prende origine dalla medicina cinese e si dimostra efficace nell'inibizione del dolore, è la coppettazione fissa lungo la colonna, sia anteriormente che posteriormente. Questo è un trattamento che regala anche una sensazione di rilassamento e profondo relax, e può essere combinato  con  musiche e aromi selezionati per apportare ulteriore benessere psicofisico.

All'occorrenza, come vedete e potete leggere esistono una varietà di modalità di intervento che potranno essere eventualmente completate con l'utilizzo di terapia fisica come per esempio la Tecar in modalità drenante per non produrre troppo calore in una zona già infiammata.

Il paziente è libero di acquistare degli strumenti che consentiranno poi di poter fare auto trattamento, per il quale verrà opportunamente istruito, a casa con magneti, stimolatore puntiforme portatile e Postural Podalic Carpet, tutti ausili che potranno essere ampiamente sperimentati e imparati in studio.


FASE 2: Neutralizzazione dei punti dolorosi.

Superata la fase di dolore acuto le possibilità terapeutiche cambiano e ci si avvicina sempre di più alla zona lombare dolorosa con un approccio che diventa muscolare, fasciale, articolare e di rieducazione specifica della zona lombare e dei distretti collegati.

Viene eseguito una scannerizzazione completa del corpo, con test, ascolto manuale e utilizzo di strumenti atti a reperire le zone con restrizione. Particolare attenzione si porterà alle zone dove è facile evocare  dolore se coinvolte,  zone che se premute provocano dolore a distanza o localizzate. In queste zone particolari, quando si  preme, il paziente riconosce il suo dolore e la sensazione descritta è quella di sentire una spina. Sono zone di addensamento fasciale dove addirittura si depositano sali di calcio, che vanno trattate e liberate per restituire libertà di movimento a muscoli, fasce e intere catene  di movimento. E non ci limiteremo a farlo localmente ma anche a distanza guadagnando in miglioramento della performance e cambiamento posturale.

Seguiamo la filosofia che il molle modifica il duro, significa che muscoli, fasce, capsule e legamenti se retratti provocano compressione articolare, diminuzione di rapporti ossei e quindi favoriscono l'artrosi. Una buona salute dei tessuti molli e il loro giusto allungamento aiuteranno i capi articolari a mantenere le giuste distanze rallentando il progredire del fenomeno artrosico.

Verranno utilizzati per raggiungere questo scopo le mani e tutta una serie di strumenti atti ora a limare e sciogliere le contratture, ora a lenire sfruttando la magnetoterapia a campi stabili, e con la coppettazione a striscio si andranno a scollare le varie fasce in modo da ridare libertà a vene, arterie, nervi che risultavano compressi e quindi  in sofferenza.

Ogni seduta sarà diversa dalla precedente perché mirata a tessuti diversi e potrà essere completata da un momento di relax con le coppette posizionate localmente e a distanza.

Due parole sulle coppette e sul trattamento dei punti algici miofasciali e trigger point.

Le coppette potrebbero lasciare dei segni, può capitare, nonostante gli accorgimenti.

La suzione erogata viene controllata tramite un manometro che consente di controllare il tempo di applicazione e la quantità di suzione. Se dovessero rimanere segni non è niente che sia permanente nel tempo, ma da il grande vantaggio di sentirsi meglio, più allungati, e con le spalle più aperte. Tranne rari casi, sono molto apprezzate dai pazienti anche per altri tipi di trattamento oltre a quello lombare.

Il trattamento dei punti algici miofasciali e quello dei trigger point produce fastidio. Esiste però  una modalità per modularlo quindi non si va mai oltre quello che è un dolore accettabile, ed è un trattamento che va fatto per restituire immediatamente ampia libertà di movimento. Un muscolo che non lavora per tutto il suo arco di movimento è un muscolo che non svilupperà nemmeno la giusta forza e la giusta elasticità. L'importante è rispettare la soglia soggettiva di dolore del paziente per cui tutte le modalità per renderlo accettabile verranno adottate.

Una modalità lenitiva è per esempio posizionare il taping in modo da andare a drenare la zona come un massaggio sino al prossimo incontro col fisioterapista.

L'effetto del  trattamento è a cascata, significa che ci può essere un iniziale peggioramento ma che i benefici si potranno manifestare a distanza di qualche giorno. Per questo si preferisce anche distanziare nel tempo le sedute e lasciare al sistema nervoso la possibilità di adattamento facendo riscoprire al corpo nuove strategie, magari dimenticate da tempo, strategie che dovranno essere reingrammate e rimemorizzate dal sistema nervoso centrale e sostituite ai vecchi programmi non efficienti.


FASE 3: la riprogrammazione

A questo punto verrà inserita una vera e propria riprogrammazione del movimento, in modo da ridistribuire i carichi fra tutti i muscoli che sostengono il bacino e le anche e il cingolo scapolare, il ribilanciamento dell'appoggio plantare e di conseguenza un lavoro sulla muscolatura alla base del collo che ne è strettamente collegata.
Completiamo il lavoro articolare con l'utilizzo di strumenti quali il percussore neuromuscolare ed il Riposizionatore articolare Portatile andando a ripristinare i giusti rapporti articolari con un atto simile alla manipolazione, ma eseguito in totale sicurezza e in assenza di rotazione. E questo processo avviene testando ogni singola articolazione del corpo che ne risulta scandagliato completamente.
Insomma nell'arco del percorso terapeutico tutto il corpo viene trattato per ottenere il massimo della performance.

Nel frattempo a casa il paziente dovrà aver cura di idratarsi, per i benefici che tutti conosciamo, ma anche per far in modo che le tossine prodotte con alcuni tipi di trattamento, vengano smaltite più velocemente.
Le cicatrici se presenti, ma soprattutto se interferiscono col sistema posturale, verranno trattate e possibilmente il paziente dovrà continuare a trattarle localmente a casa perché possono costituire un’interferenza al trattamento.

Piercing, amalgame nei denti, e metalli, quali collane e monili possono creare delle microcorrenti che interferiscono con il trattamento e spesso viene consigliato rimuoverli.  A casa, il paziente avrà cura di partecipare al processo di guarigione, effettuando opportuni esercizi suggeriti e che potrà visualizzare nel suo stesso smartphone, attraverso  un piano terapeutico stabilito in modo da raggiungere e stabilizzare l'obiettivo terapeutico che ci si è prefissati.

L'utilizzo dei PPC, tappetini particolari che ricordano la consistenza della sabbia, dei ciotoli, dell’ erba e roccia sono consigliati per risvegliare la propriocettività del piede, la pompa sanguigna e tutti i punti riflessi. Dieci minuti di camminata sul tappetino fanno sentire benessere e meno fatica nello stare eretti o seduti (posizionandoli sotto il bacino), donano leggerezza alle gambe.


FASE 4: il mantenimento

Una volta completato il percorso dovremo andare a stabilizzare tutto, con sedute a cadenza mensile e l'attenzione verrà portata alla rieducazione degli occhi andando a lavorare sulle ipoconvergenze se necessario, utilizzando degli esercizi specifici, una seduta di ipnosi, e portando dei magneti a dimora su punti specifici di agopuntura che aiutano la muscolatura posturale degli occhi a riequilibrarsi.

L'ultima articolazione a venir trattata è la temporo mandibolare con attenzione all'osso ioide e lingua, e anche in questo caso il paziente dovrà eseguire attivamente un programma di esercizi.
Per quanto tempo? Per il tempo necessario. Avete mai messo un apparecchio ortodontico? La durata è lunga perché i processi di acquisizione della nuova posizione dei denti sono lunghi, della rieducazione di tutto l'apparato temporo-mandibolare richiede un nuovo engramma nel sistema nervoso, nuove vie vengono tracciate con la ripetizione dello stimolo.

Più ci prendiamo cura del nostro corpo più lo manterremo in salute per cui l'attività motoria deve diventare parte integrante della giornata.
Proponiamo a questo scopo percorsi di rieducazione posturale che possono essere fatti in studio con il Clinical Pilates, il metodo Feldenkrais e alcune tecniche derivanti dallo yoga, scegliete quella più adatta a voi, l'importante è muoversi e dedicare tempo a se stessi andando a coinvolgere corpo, mente e anima.